Esercizi e test di verifica Vai alla pagina successiva Vai alla pagina precedente Consulta l'indice

Ossatura principale dello scafo
Lo scafo è composto da una robusta struttura che ha lo scopo di conferire la necessaria solidità all'imbarcazione e di costituire il supporto per il rivestimento esterno, impermeabile all'acqua.
Elencheremo le parti principali di uno scafo, facendo riferimento alla nomenclatura tipica delle costruzioni in legno, essendo tutte le altre derivate da questa.
Ovviamente, trattandosi di un testo per la preparazione all'esame per il conseguimento della patente nautica, non approfondiremo l'argomento; i cultori della materia vorranno perdonare le necessarie approssimazioni e semplificazioni che saremo costretti a fare.
Ciò premesso, le parti strutturali più importanti di uno scafo sono le seguenti:
  1. La chiglia (C nella figura sottostante), lunga trave di sezione rettangolare o quadrata, sistemata nella parte più bassa dello scafo, che costituisce l'elemento longitudinale principale e più robusto dello scafo.
  1. Le costole, dette anche ordinate, che sono incastrate trasversalmente sulla chiglia. Esse, nella parte centrale dello scafo assumono una forma simile ad una U, mentre man mano che si procede verso prua e verso poppa, si rastremano assomigliando ad una V. La parte più bassa delle costole, quella che si incastra sulla chiglia, prende il nome di madiere (indicato dal n.2 nel disegno sottostante), le due parti curve che seguono il madiere prendono il nome di ginocchio o staminale (n.3).
    Le due parti pressochè verticali, che si trovano al di sopra dei ginocchi, sono chiamate scalmi (n.4).
  1. Le costole vengono tenute salde sulla chiglia da un'altra trave longitudinale sistemata al di sopra dei madieri, chiamata paramezzale (n.6).
  2. A prua e a poppa la chiglia si incastra con altri due pezzi strutturali che sono chiamati genericamente dritto di poppa e dritto di prua o tagliamare. Il primo è pressochè verticale e, negli scafi con motore entrobordo, presenta un'apertura circolare, leggermente rigonfia, chiamata botte, entro la quale passa la parte finale dell'asse dell'elica. Il dritto di prua è più o meno inclinato in avanti ed è raccordato alla chiglia con un altro pezzo curvo, chiamato ruota di prua.
    Al dritto di poppa è collegata, superiormente, la volta nella quale è ricavata un'apertura, chiamata losca, attraverso la quale passa l'asse del timone.
    Negli scafi con elica centrale, a poppavia del dritto di poppa si trova un'altra struttura verticale alla quale viene collegato il timone e che, proprio per questo motivo, è detta dritto del timone.
    Lo spazio compreso tra il dritto di poppa ed il dritto del timone, entro il quale ruota l'elica, è detto gabbia dell'elica.
    Negli scafi che portano i timoni sospesi, ovviamente, manca il dritto del timone.
  1. Chiglia;
  2. Madiere;
  3. Ginocchio;
  4. Scalmo;
  5. Baglio;
  6. Paramezzale;
  7. Paramezzale laterale;
  8. Sopraparamezzale;
  9. Serrette;
  10. Puntello;
  1. Anguilla;
  2. Torello;
  3. Controtorello;
  4. Fasciame di cinta;
  5. Suola;
  6. Parapetto;
  7. Fasciame del ponte;
  8. Pagliolato;
  9. Sentina;
  10. Dormiente;
  11. Trincarino.
  1. Sulla faccia interna degli scalmi delle costole sono incastrate delle travi longitudinali denominate dormienti (n.20). Queste hanno lo scopo di offrire il sostegno a quelle travi trasversali, leggermente convesse, chiamate bagli (n.5), sulle quali viene fissato il fasciame del ponte (N.17). I bagli sono tenuti saldamente al dormiente mediante un'altra trave longitudinale che viene disposta sopra le teste dei bagli e che è detta trincarino (n.21). All'interno dello scafo, fissate longitudinalmente alle costole, vi sono delle altre travi che hanno il compito di irrobustire longitudinalmente lo scafo e che prendono il nome di serrette (n.9).
  2. Sul fondo dello scafo, tra il paramezzale e le più basse serrette, viene sistemato un tavolato orizzontale, amovibile, che costituisce il piano di calpestio interno allo scafo.
  1. Questo tavolato prende il nome di pagliolato (n.18), mentre lo spazio compreso tra questo e il fondo dello scafo si chiama sentina (n. 19); in questa si raccolgono tutti i liquidi che, per una qualsiasi ragione, dovessero infiltrarsi nello scafo. Per questo motivo, sotto i madieri, sono praticati dei fori, che consentono all'acqua eventualmente imbarcata di poter liberamente scorrere, in modo che possa essere raccolta nella sentina. Questi fori sono detti bisce (B, nella figura a lato)
  1. Purtroppo nella sentina si raccolgono anche residui di olio lubrificante e di carburante eventualmente colato dalle inevitabili perdite che si verificano sia durante le operazioni di rifornimento dello stesso che nel normale funzionamento del motore. E' buona norma, ai fini della sicurezza contro gli incendi, tenere la sentina sempre asciutta, ben ventilata, pulita ed inodore.
© 2000 G.M. Sassu